La DMT nel trattamento del disturbo dello spettro dell’autismo

Ho incontrato Andrea (nome di fantasia) nel 2005, all’età di 6 anni. Durante il colloquio di conoscenza, la mamma mi racconta che è nato senza vagito e che all’età di due anni in seguito alla morte del padre ha iniziato un deterioramento graduale del comportamento sociale e delle abilità linguistiche, con la messa in atto di stereotipie motorie associate ad autolesionismo. Andrea viene inserito in un gruppo di DMT per bambini della sua età, condotto da me insieme ad operatori con una formazione specifica nei disturbi dello spettro. Nel primo periodo di partecipazione Andrea non manifesta alcun interesse nell’attività e ogni volta che arriva nel gruppo si colloca sempre nello stesso spazio, si sdraia a terra e chiude gli occhi per tutta la durata degli incontri. Se qualcuno prova a stimolarlo cercando di coinvolgerlo nell’attività si arrabbia molto e risponde attaccando fisicamente se stesso e gli operatori, però viene sempre al gruppo, non manca mai, è anche questo un modo per esserci.

In seguito qualcosa cambia, Andrea comincia a sedersi sul pavimento e ad aprire gli occhi apparentemente ancora indifferente a cosa succede attorno a lui, poi però si alza e inizia a correre a fermarsi e saltare ripetutamente e ancora una breve corsa e di nuovo un fermarsi a saltare. Ogni volta che ci incontriamo il giovedì per le sedute di DMT Andrea partecipa all’attività partendo da questa sequenza che egli inizia ad utilizzare per entrare in relazione e “dialogare” con gli operatori ai quali regala potenti abbracci seguiti da un breve intensissimo “guardarsi negli occhi” che egli ricerca a volte afferrandoti il mento e girando il tuo volto verso il suo viso.

Per molto tempo Andrea preferisce la relazione con gli operatori ai quali spesso durante l’attività si stringe con molta forza opponendosi con rabbia ai tentativi di separazione costringendoli ad assecondare i suoi bisogni. Per molti incontri di DMT è stato importante e necessario abbracciare Andrea, contenerlo, rassicurarlo, dialogare con lui stimolando e favorendo gradualmente il processo di separazione dall’adulto.

Oggi Andrea è molto ben inserito nel gruppo e riesce a godere sia dei momenti ludici sia di quelli maggiormente impegnativi. Egli esprimere una buona capacità di autonomia sopratutto quando alzandosi da terra e collocandosi da solo al centro della stanza sceglie la persona con cui lavorare indifferentemente tra operatori e pari.